Camera: sintesi audizioni di Censis e Istat su orari di apertura degli esercizi commerciali

Executive summary

CAMERA – Si sono svolte oggi, presso la Commissione Attività produttive, le audizioni del CENSIS e dell’ISTAT nell’ambito dell’esame, in sede referente, delle proposte di legge C. 1 Iniziativa popolare, C. 457 Saltamartini, C. 470 Benamati, C. 526 Crippa, C. 587 Consiglio Regionale delle Marche e C. 860 Epifani, recanti “Modifiche all'articolo 3 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, in materia di disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali”.

 

Analisi

Di seguito, i punti principali che sono stati affrontati durante audizioni.

CENSIS

Il Segretario generale, Ing. Giorgio De Vita, ha esposto la sua relazione secondo tre temi principali ed ha poi terminato con una conclusione riassuntiva.

  • Deriva strutturale della società italiana. Nel 1999 il CENSIS parlava di “società permanentemente attiva”: il modello socio-culturale della società dell’epoca, considerato il periodo 1989-1999, mostrava una società attiva 24 ore su 24. Oggi quella deriva è sostanzialmente confermata: un lavoratore su 8 dichiara di aver svolto almeno un turno di lavoro di notte, e uno su 3 di aver lavorato di domenica. Questa dimensione sta aumentando in tutti i settori dell’economia, con soddisfazione e con sacrificio sia dei lavoratori sia degli imprenditori. Si mantiene, rispetto a 10 anni fa, il lavoro femminile: 6 donne su 10 dichiara oggi, come allora, di lavorare la domenica durante l’arco della settimana. Per i giovani addirittura il livello è aumentato: dal 23% degli anni passati si è giunti al 39% di giovani che oggigiorno dichiara di svolgere un turno di lavoro anche durante la domenica. Si sta quindi aumentando sia il numero degli iperattivi (chi lavora più di 46 ore) sia il numero dei part-time (meno di 35 ore). Contestualmente, aumenta il numero di lavoratori dipendenti, mentre diminuisce il numero degli autonomi che lavora di notte e/o la domenica. L’organizzazione del tempo libero e del lavoro è del tutto mutata, e si conferma la visione di trent’anni fa relativo alla società che sfrutta l’organizzazione vita-lavoro in maniera molto libera.
  • Sviluppo tecnologico. La tecnologia ha un fortissimo impatto sull’organizzazione del lavoro e del commercio. L’Italia, purtroppo, si colloca agli ultimi posti per la digitalizzazione dei processi produttivi e dei flussi commerciali: si risente con fatica della transizione verso la digitalizzazione delle transazioni commerciali. Per quanto riguarda la rete distributiva, non si può dire che la tecnologia sta sottraendo qualcosa: si diffonde chi cerca un prodotto su internet e lo acquista al negozio, come il rapporto inverso, chi prova un prodotto in negozio e lo acquista on-line. Questa direzione non è competitiva ma integrativa tra rete distributiva e rete informatica. Non c’è una caduta del sistema commerciale né un impatto su occupazione e redditi. La tecnologia non sta impoverendo il sistema ma sta offrendo grosse opportunità se accostate agli opportuni cambiamenti. Altro tema riguarda l’economia circolare: il sistema distributivo sta giocando un ruolo importante, e l’Italia è prima in Europa tra le aziende che riescono a riutilizzare. La capacità del sistema produttivo di estrarre valore dalla materia prima è accresciuta enormemente rispetto agli anni passati.
  • Regole. Oggi tutti i settori del commercio chiedono fortemente una forte regolamentazione che investa i più disparati ambiti: dal credo religioso alla tutela contrattuale, dal welfare aziendale alle festività nazionali e al tempo libero. La domanda di regole è una domanda forte, ma che presuppone un grande sforzo di sintesi e di intermediazione. Come esempio possiamo pensare alla vocazione turistica, che investe alcune città e che non ne riguarda altre.
  • Riforma complessiva. Questi tre elementi ci portano ad una conclusione sostanziale: più che regole puntuali, quello che è necessario oggi è un ridisegno complessivo del progetto di sviluppo futuro di tutto il sistema commerciale e distributivo italiano. Una riforma complessiva del sistema e non si realizza con norme di dettaglio ma con una visione strategica a 360 grandi di come implementare e sviluppare l’economia del Paese, nel settore considerato naturalmente. L’esempio da fare è quello delle piattaforme on-line, che investe i temi della vendita sottocosto, della scontistica, degli incentivi fiscali, e così via.

 

Q&A

  • On. Pierluigi Bersani (LeU): ha chiesto se, in questo difficile equilibrio tra contrapposizione e regolazione, la concertazione territoriale nell’ambito distributivo possa essere un alleato di questa dinamica oppure rischi di paralizzarla.
  • On. Gianluca Benamati (PD): ha domandato quanto l’esigenza delle regole debba essere affrontata, soprattutto a livello contrattuale, sul piano regionale-locale, oppure se l’elemento territoriale possa essere superato dalle regole generali adottate a livello centrale.
  • Sul tema del rapporto Stato centrale-territorio, è indubbio che il modello delle reti industriali è ormai superato. L’idea che il modello di fortissimo radicamento nell’economia del territorio è superata, a vantaggio della filiera industriale in cui si è inseriti. La trasversalità dei processi produttivi si adatta anche al commercio: la normativa deve riguardare la filiera del commercio, della grande distribuzione, nella sua interezza. La responsabilità del sistema Paese oggi prevale rispetto al livello locale e territoriale, in maniera da improntare elementi fondanti che possano basare la società del futuro, dove il pluralismo e la frammentazione possano essere visti come un’opportunità e non come un pericolo o un ostacolo allo sviluppo economico,
  • On. Maria Soave Alemanno (M5S): riguardo al commercio on-line, ha chiarito che in Italia il livello è ancora inferiore rispetto all’Europa e che di conseguenza questo non è un nemico della rete distributivo, bensì un suo alleato.

I comportamenti dei consumatori vanno nella direzione dell’aumento degli acquisti on-line, tuttavia la media è ancora inferiore rispetto all’Europa: questo è dovuto ad alcuni fattori, come il ritardo nell’infrastruttura di rete (banda ultra larga), la sfiducia consolidata nei confronti della tecnologia dei sistemi di pagamento elettronici, e infine dal ritardo della digitalizzazione della Pubblica amministrazione. Quello a cui si assiste è che le piattaforme digitali non stanno togliendo risorse al sistema distributivo, ma impongono un grande cambiamento alla rete distributiva tradizionale, un cambiamento che richiede una forte revisione dell’organizzazione del commercio e, di conseguenza, una profonda regolazione dei contratti e della fiscalità.

ISTAT

Il Dott. Roberto Monducci, Direttore del Dipartimento per la produzione statistica, ha mostrato alcuni dati inediti riferiti all’anno 2016 che derivano dai nuovi Registri statistici basati su censimenti permanenti e non sulle analisi campionarie. Questo ha consentito di mappare in maniera efficace i lavoratori domenicali e le loro caratteristiche. Durante l’audizione, il Direttore ha esposto i risultati di questa nuova indagine:

  • Dati quantitativi. Il numero di lavoratori censiti si attesta a 1milionie e 347 mila lavoratori del commercio al dettaglio, e sono stati considerati tutti i giorni lavorativi da loro effettuati nel corso di tutto l’anno 2016. Oltre la metà di loro ha lavorato almeno una domenica, e chi ha lavorato la domenica lo ha fatto almeno 4 domeniche su 10. Un quarto dei lavoratori domenicali hanno lavorano almeno 2 domeniche su 3, mentre il numero mediano di tutti i lavoratori risulta pari a 13 domeniche nel corso dell’anno. Individuando il segmento di lavoratori ad alta intensità di lavoro domenicale, sono 282mila coloro che hanno lavorato almeno una domenica su 2, ovvero il 21% dei lavoratori del commercio. Di questi, 160mila lavorano nella grande distribuzione, 122mila nella piccola. Il fenomeno del lavoro ad alta intensità domenicale è perciò quasi equiparato. L’incidenza di questi dati, però, è diverso: il 26% dei lavoratori della grande distribuzione lavora anche la domenica, mentre nella piccola questo numero si abbassa al 16%.
  • Dati qualitativi. Quali sono le caratteristiche dei lavoratori presi in considerazione? Il 39% dei lavoratori part-time nella grande distribuzione lavorano anche la domenica, mentre dei lavoratori con contratto a tempo determinato il 47%i lavora anche la domenica, contro il 32% dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato . La grande distribuzione accentua molto questi aspetti qualitativi, mentre nella piccola distribuzione questa caratterizzazione è più bassa. Nella grande distribuzione, il 40% dei lavoratori ad alta intensità di lavoro domenicale hanno meno di 29 anni, mentre nella piccola l’incidenza è più bassa: la piccola distribuzione adotta un tipo di organizzazione lavorativa che è meno marcatamente differenziata rispetto alla grande. Il dato del lavoro femminile è così ripartito: il 29% delle donne nella grande distribuzione lavora anche la domenica, il 19% nella piccola.
  • Retribuzione oraria. Rispetto al tema retributivo orario in comparazione con chi non lavora di domenica, la retribuzione è superiore del 11%, ma il differenziale cala proporzionalmente all’aumento dell’anzianità. I giovani, con un contratto da poco tempo, si ritrovano un aumento contrattuale rilevante rispetto ai lavoratori più anziani. Il differenziale salariale è più elevato nella grande distribuzione e meno accentuato nella piccola.
  • Evoluzione delle piccole imprese. I dati demografici evidenziano problemi seri: le piccole imprese manifestano un trend negativo con perdite in molti settori, a dispetto del ciclo economico complessivo.

 

Q&A

  • On. Gianluca Benamati (PD): ha posto in evidenza il tema dei lavoratori precari nella filiera distributiva e in relazione alla retribuzione oraria. Nello specifico, è necessario comprendere se questi dati riguardano le stesse categorie contrattuali oppure vi siano differenti trattamenti.
  • On. Gavino Manca (PD): ha chiesto di esporre il rilievo del turn over all’interno dell’indagine.
  • On. Andrea Dara (Lega): ha domandato se le piccole imprese considerate comprendono anche i negozi all’interno dei centri commerciali.

La base di riferimento è la filiera del commercio al dettaglio, ma non è stato affrontato il tema delle categorie contrattuali. L’ipotesi più accreditata, però, riguarda il contratto di commercio. Nel complesso, quei 282mila lavoratori hanno un aumento contrattuale dell’11% in relazione al numero di domeniche lavorate e in relazione all’anzianità di servizio. Un secondo gruppo, coloro che non sono lavoratori ad alta intensità domenicale, non è stato censito per quanto riguarda il differenziale rispetto a chi ha lavorato per più domeniche. Per quanto riguarda i dati della demografia, il tasso di turn over è negativo, per cui c’è un tasso inferiore all’1%, ma il quadro è un trend strutturale poco dipendente dal ciclo economico complessivo. Il valore aggiunto di questa elaborazione è il settore di attività: nei prodotti tecnologici, ad esempio, questo tasso non è così critico, mentre in altri è più accentuato. Nelle piccole imprese, infine, rientrano anche i negozi che operano all’interno dei centri commerciali.

Fonte

Link alla diretta video: https://bit.ly/2SiWBNk

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