Camera: sintesi audizioni associazioni dei consumatori su orari apertura esercizi commerciali
Executive summary
CAMERA – Si sono volte in data 23 ottobre, presso la Commissione Attività Produttive, le audizioni dei rappresentanti delle associazioni di CODACONS, U.DI.CON, Unione Nazionale dei Consumatori e Altroconsumo, nell'ambito dell'esame delle proposte di legge C. 1 Iniziativa popolare, C. 457 Saltamartini, C. 470 Benamati, C. 526 Crippa, C. 587 Consiglio Regionale delle Marche e C. 860 Epifani, recanti "Modifiche all'articolo 3 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, in materia di disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali". I consumatori hanno espresso in generale una forte contrarietà rispetto alla riforma.
Analisi
Di seguito un i temi affrontati durante le audizioni.
CODACONS – (Avv. Marco Ramadori, Presidente)
- Contrarierà alla chiusura domenicale. L’Avv. Ramadori ha dichiarato la contrarietà dell’associazione rispetto alla riforma degli orari di apertura dei negozi, in quanto si tratterebbe di un provvedimento dannoso per i consumatori e i lavoratori. Ha riconosciuto che il diritto al riposo settimanale vada tutelato, ma tale chiusura apporterebbe un danno all’economia.
- Turnazione. Non è un meccanismo facilmente implementabile, anche a causa della bassa penetrazione in Italia degli strumenti informatici.
- E-commerce. È un dato di fatto che i consumatori lavorano durante la settimana e scelgono la domenica per svolgere gli acquisti. Se ciò non sarà possibile, si rivolgeranno all’e-commerce, così provocando un danno all’economia nazionale. In definitiva, la riforma produrrebbe un danno per i lavoratori in regola che si vedranno ridotti i loro stipendi, per l’economia e per i consumatori, dato che molti di questi si rivolgeranno all’e-commerce per necessità.
U.DI.CON (Dott. Denis Nesci, Presidente)
- Contrarietà alla chiusura domenicale. Dopo un breve excursus delle proposte di legge, il Dott. Nesci ha dichiarato che la riforma limiterebbe di molto la possibilità del consumatore di programmare i propri acquisti.
- Dati ISTAT. Secondo i dati ISTAT, 19 milioni e mezzo di consumatori effettuano acquisti la domenica nei centri commerciali. e di questi 12 milioni si rivolgono alla grande distribuzione.
- Depressione dei consumi. Rispetto al 2017, i consumi ammontano allo 0.1%, con un calo rispetto allo 0.9% nello stesso periodo dell’anno precedente. Se interveniamo anche con questa misura, limitando la possibilità di disporre della domenica per effettuare degli acquisti, il consumatore verrà ancora più penalizzato.
- Impatto sul lavoro. La riforma avrà un effetto negativo anche sui lavoratori della domenica, il 61% dei quali è costituito da donne e il 42% da giovani sotto i 30 anni.
Unione Nazionale dei Consumatori (Dott. Massimiliano Dona, Presidente)
- Contrarietà alla riforma. Il Presidente ha espresso contrarietà rispetto ogni modifica regolamentare degli orari dei negozi, anche in ragione dei dati ISTAT secondo i quali 12 milioni di consumatori sono abituati a fare shopping durante la domenica. Inoltre, la domenica costituisce il secondo giorno, dopo il sabato, per numero di acquisti che vengono effettuati durante la domenica. Tali acquisti non possono essere redistribuiti durante la settimana né i lavoratori domenicali (circa 5 milioni) potrebbero essere riassunti nel corso della settimana. Di conseguenza, il contraccolpo sul PIL sarebbe molto evidente.
- Situazione nel resto d’Europa. Nello studio pubblicato dall’Istituto Bruno Leoni, citato nelle memorie depositi da Dona, si evidenzia come 16 dei 28 paesi dell’UE hanno livelli di liberalizzazione pari o superiori al nostro.
- Difesa dei lavoratori. Gli abusi che alcuni lavoratori della grande distribuzione hanno subito non sono dovuti alle aperture domenicali. Ad oggi, infatti, un lavoratore domenicale, secondo il CCNL, viene pagato il 30% in più, spesso l’80% in più con gli accordi integrativi.
- Crisi dei piccoli negozi. I dati dell’ISTAT evidenziano che le chiusure dei piccoli esercenti sono state determinate dalla crisi economica del 2007-2008, che ha spinto i consumatori ad acquistare prodotti a basso costo, più che dalla liberalizzazione degli orari di apertura del 2011.
- Comuni turistici. La distinzione tra comuni turistici non è implementabile, perché introdurrebbe una irragionevole destinazione tra Comuni di “serie A” e di “serie B”.
- Turnazioni. Le domeniche non sono tutte uguali quindi non è immaginabile definire un sistema di turnazione equo.
- E-commerce. Non è pensabile regolamentare l’e-commerce, come previsto da alcune proposte, disponendo la chiusura magazzini di smistamento presenti sul territorio nazionale non possono rimanere chiusi, in ragione del fatto che per aggirare questo divieto sarebbe sufficiente collocarli al confine con l’Italia.
Altroconsumo – (Dott.ssa Castronovi, Responsabile relazioni esterne)
- Contrarietà alla riforma. Sono da sempre favorevoli al processo di liberalizzazione iniziato da Bersani e poi proseguito nel decreto Monti, riforme che hanno rappresentato un volano per garantire la libera concorrenza e fornire un vantaggio ai consumatori. Si tratta di una riforma priva di giustificazioni economiche adeguate, perché sono state la crisi economica e la diminuzione potere d’acquisto dei consumatori all’origine delle difficoltà dei piccoli esercenti.
- Comuni turistici. La distinzione tra i comuni turistici non è realizzabile con oggettive regolamentazioni.
- Tutela dei lavoratori. Non è ragionevole tutelare solo i lavoratori dei centri commerciali, perché a tal punto bisognerebbe tutelare anche altre categorie di lavoratori della domenica la domenica (e.g. farmacisti, camerieri).
Q&A
- On. Silvestri (M5S) – L’Onorevole ha innanzitutto evidenziato che la demonizzazione dell’e-commerce da parte delle associazioni dei consumatori risulta essere eccessiva, perché attualmente Amazon non effettua ancora consegne di domenica. Ha successivamente domandato se sa chiusura domenicale non potrebbe portare a una distribuzione degli acquisti durante la settimana.
- Risposta (U.DI.CON) – Il Dott. Nesi ha ribadito che le chiusure domenicali sarebbero strategicamente dannose per i consumatori.
- Risposta (Altroconsumo) - La Dott.ssa Castronovi ha affermato che la riforma in discussione non porterebbe a un aumento delle vendite dei piccoli esercenti.
- Risposta (CODACONS) – In merito alla distribuzione degli acquisti durante la settimana, il Dottor Ramadori ha dichiarato che la domenica vengono effettuati acquisti di impulso, piuttosto che di necessità, i quali dunque difficilmente potrebbero essere realizzati durante la settimana.
- On. De Toma (M5S) – Ha domandato se le associazioni dei consumatori possono fornire dati sulla possibilità di calo di vendite cui hanno fatto riferimento nei loro interventi.
- Risposta (Altroconsumo) – La Dott.ssa Castronovi ha risposto dicendo che il calo delle vendite è di carattere strutturale e non verrà risolto da questi disegni di legge.
- Risposta (U.DI.CON) – Il Dott. Nesci ha affermato che il calo delle vendite è imputabile al ridotto potere di acquisto delle famiglie.
- On. Moretto (PD) – Ha domandato se la posizione espressa dalle associazioni sia la medesima anche in riferimento alle chiusure degli esercizi commerciali durante le festività, come previsto dalla Pdl a firma PD. Ha inoltre chiesto se le associazioni ritengano opportuno demandare la regolamentazione delle aperture degli esercizi commerciali a livello locale, come previsto da alcune proposte di legge.
- Risposta (Altroconsumo) – La Dott.ssa Castronovi ha affermato che la loro preferenza sarebbe per un mercato libero e concorrenziale, senza speciali regimi per la domenica o le festività.
- Risposta (UNC) – Il Presidente Dona ha affermato che se gli orari fossero rimessi alla decisione di un territorio, la vita dei cittadini si complicherebbe enormemente, in un contesto globalizzato come quello attuale.
Fonte
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