Camera: sintesi audizione Associazione italiana dell’industria di marca – Centromarca

Executive summary

CAMERA – Si è svolta in data 3 aprile 2019, presso la Comm. Attività produttive, l'audizione dell’Associazione italiana dell’industria di marca – Centromarca relativamente al testo unificato depositato dal relatore, On. Dara (Lega), dei Ddl recanti Modifiche all'articolo 3 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, in materia di disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali (C.1 e abb.).

 

Analisi

Associazione italiana dell’industria di marca – Centromarca

Il Presidente, Francesco Mutti, ha sollevato i seguenti temi:

  • La proposta di legge suscita perplessità e presenta contraddizioni rispetto agli obiettivi di sostenere i consumi, assicurare la concorrenza, garantire la libertà di scelta dei consumatori. Quindi, l'attuale regime di orari ed aperture degli esercizi commerciali non deve essere modificato.
  • Ogni giorno di chiusura comporta perdita di vendite, quindi minori consumi. Questo è particolarmente vero per le domeniche, giornate con forte propensione agli acquisti: più alti dopo il sabato. Ogni commerciante sa che i mancati incassi per chiusura non si recuperano, se non li piccola parte. Per l'associazione, regolamentazioni che generino una contrazione dei consumi vanno evitate nell'attuale contesto di stagnazione. Infatti, sono condizione imprescindibile per la crescita in un rapporto di causa-effetto che può essere virtuoso o perverso: comunque moltiplicatore dei risultati. Nel 2018 la domanda di beni di largo consumo è andata in recessione, -0,3% anno su anno. Anche le prospettive per l'anno in corso sono fortemente incerte.
  • Le chiusure domenicali aggraverebbero una situazione che ci vede agli ultimi posti in Europa per consumi e crescita, rendendo ancora più problematiche le prossime impegnative scelte di politica economica. Le chiusure domenicali non darebbero neppure vantaggi effettivi e duraturi al piccolo commercio, che si vorrebbe difendere. Tali chiusure sarebbero una misura di retroguardia, in continuazione con le politiche della prima Repubblica volte ad ostacolare aperture e sviluppo della distribuzione moderna. Con la conseguenza che si è generato un assetto distributivo con ampie aree di inefficienza e conseguenti costi che gravano sul consumatore e sul sistema. Le chiusure domenicali avrebbero pesanti ripercussioni sulla distribuzione moderna con contrazione del fatturato intorno ai 6 miliardi di euro, circa lo 0,3% del PIL secondo i dati di Federdistribuzione, degli investimenti e quindi dell'occupazione (sarebbero a rischio oltre 42.000 posti di lavoro dipendenti diretti e indotto sempre secondo Federdistribuzione).
  • Mutti ha segnalato infine che ad essere favoriti da una riforma in questo senso sarebbero solo gli operatori del commercio online. Inoltre, eventuali normative differenziate tra centri storici e periferie, località turistiche o meno, sarebbero fortemente distorsive della concorrenza, e comporterebbero complessità gestionali e amministrative, frammentazione e, in definitiva, inefficienza e costi indebiti per operatori e cittadini. Questi ultimi vedrebbero infatti fortemente limitata e condizionata la propria libertà di scelta.

Q&A

  • Presidente Saltamartini (Lega) – In primo luogo, la Presidente ha precisato che nel testo unificato non si parla più di comuni turistici. Ha chiesto poi se la cifra di 42.000 posti di lavoro persi citata dal Dott. Mutti sia stata valutata ai fini delle domeniche che resterebbero chiuse rispetto a quelle che oggi il testo unificato prevede aperte, e se sì, quali basi sia formulata questa previsione.
  • On. Squeri (Fi) – L’Onorevole ha chiesto se, in considerazione delle profonde perplessità descritte, ci sia un parere di rigetto totale rispetto alla riforma, e quindi si voglia mantenere la normativa così com’è, oppure se si intravedano possibilità di mediazione tra la normativa vigente e la proposta del relatore.
  • On. De Toma (M5s) – Concordando con la Presidente, ha aggiunto, relativamente ai dati relativi ai lavoratori, che la Commissione terrà conto di questo aspetto, ma ha l’obiettivo di focalizzarsi sulle questioni relative alle aziende. Ha specificato inoltre che il testo unico tiene conto di una serie di temi: in particolare, non vi è il riferimento alle località turistiche, ma ai centri storici e alle attività di vicinato.
  • On. Moretto (Pd) – Ha chiesto come vengano valutati il testo unificato e il grado di variabilità che la proposta propone tra i territori, sia con riferimento alle varie deroghe quali centri storici, stazioni, etc., sia alla possibilità che siano i territori stessi (in particolare le Regioni) a stabilire piani diversi: questa variabilità viene percepita come difficoltà?
  • On. Andreuzza (Lega) – Ha chiesto un chiarimento sui soggetti aderenti a Centromarca.
  • On. Alemanno (M5s) – Facendo riferimento ad un’affermazione del Dott. Mutti, relativa ad un eccesso di burocrazia che potrebbe essere provocato da questo provvedimento, ha chiesto in che modo si concretizzi questo eccesso di burocrazia.

Nella replica, il Presidente Mutti ha spiegato chi è Centromarca: l’Associazione non rappresenta la distribuzione, ma le industrie che vendono alla distribuzione, ovvero i fornitori della GDO.

Le analisi proposte sono tratte da uno studio fatto da Federdistribuzione. Quando si parla di una stima di 42.000 posti di lavoro ed una possibile contrazione di 6 miliardi di euro del fatturato della GDO, si tratta di dati calcolati da Federdistribuzione. Centromarca è consapevole che non è possibile stabilire con certezza quale sarà l’impatto: è ovvio che una parte del fatturato perso la domenica verrebbe recuperato negli altri giorni della settimana, ma è anche vero che una parte di quel fatturato (si parla di 6 miliardi) andrebbe perso. Nessuno oggi può dire con certezza se saranno sei miliardi oppure di più o di meno; è invece evidente il trend. Tutti i valori garantiscono che si tratterà di un elemento recessivo importante.

Con riferimento ai centri storici e i negozi di prossimità, Mutti ha precisato che oggi a soffrire di più sono le grandi superfici, che durante la settimana sono sempre meno frequentate. Si rischia così, attraverso una simile riforma, di indebolire ulteriormente queste superfici, già in difficoltà.

Sulla burocratizzazione, tutto ciò che prevede distinzioni, per esempio a livello regionale, causa difficoltà: si pensi ad esempio ad un distributore che lavora su tre regioni diverse, con regolamentazioni diverse. Mutti ha precisato di aver parlato di zone turistiche perché questo era uno dei temi citati come possibile suddivisione, ma in generale dovrebbe essere riconosciuta all’imprenditore la libertà di scelta, in modo da consentire la generazione di valore.

Con riferimento alla proposta di mediazione individuata da Federdistribuzione, il Presidente ha affermato che si tratta indubbiamente di un passo in avanti rispetto al punto di partenza, ma lasciare ai singoli operatori la possibilità decisionale è in ogni caso un passo ancora migliore.

Link al video dell’audizione: https://webtv.camera.it/evento/14148

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