Camera: sintesi audizione rappresentati CGIL, CISL, UIL, UGL e Confsal esame Ddl orari apertura esercizi commerciali
Executive Summary
CAMERA – Si è svolta il 24 ottobre, presso la Commissione Attività Produttive, l’audizione dei rappresentanti di CGIL, CISL, UIL, UGL e Confsal nell’ambito d’esame delle proposte di legge sugli orari degli esercizi commerciali.
Analisi
I rappresentanti delle associazioni sindacali che hanno partecipato alle audizioni, esponendo le proposte dei rispettivi gruppi, sono stati:
• Dott.ssa Federica Cochi – Funzionaria Nazionale CGIL
• Dott. Andrea Cuccello – Segretario Confederale CISL
• Dott. Marco Marroni – Segretario Nazionale UIL
• Dott. Luca Malcotti – Vicesegretario Generale UGL
• Dott. Alfredo Mancini – Vicesegretario Generale Confsal
Nelle loro introduzioni, i rappresentanti hanno posto l’attenzione sul fatto che i decreti precedentemente utilizzati per far fronte alla crisi economica, come il salva-Italia del Governo Monti nel 2011, non abbiano portato a un effettivo aumento dei consumi per mezzo di una maggiore disponibilità degli esercizi commerciali. Al contrario di quanto sperato, il generale mancato aumento delle vendite ha solamente condotto a una contrazione per le piccole e medie imprese a vantaggio della grande distribuzione organizzata (GDO). Le grandi catene stesse, inoltre, hanno dovuto rivedere l’organizzazione del lavoro e delle turnazioni, risultando in una minore occupazione contrattuale e in un uso sempre più massiccio di cooperative, lavoratori part-time e somministrati. In aggiunta, il Mezzogiorno non ha trovato il giovamento ambito, alla luce dell’alto numero di multinazionali che ha cessato i propri investimenti, iniziando una progressiva ritirata dal centro-sud. Il problema di fondo sarebbe non tanto l’aumento dell’offerta, quanto la riduzione della domanda dei consumatori, che con la crisi economica hanno visto il proprio reddito ridursi. Sulla base delle esperienze di altri stati europei, pertanto, le chiusure festive e domenicali non implicherebbero una crisi dei consumi e una maggiore disoccupazione.
I principali punti avanzati dai gruppi sono i seguenti:
- Chiusure obbligatorie. Le associazioni hanno proposto un divieto senza deroghe alle aperture domenicali e festive, la previsione di 12 festività nazionali (civili e religiose) senza deroghe in cui non è prevista l'apertura e un massimo di 12 apertura domenicali in un anno legale, lasciando alle regioni la possibilità - previo accordo e consultazione con le parti sociali - di declinare l'apertura di queste domeniche all'interno dell'anno legale, prevedendo una decisione entro il giugno dell’anno precedente. Particolare attenzione, inoltre, verrà data alle località turistiche e alle città a vocazione turistica.
- Ruolo regioni e comuni. Le associazioni hanno rimarcato l’importanza del ruolo delle regioni e dei comuni. Imponendo un coordinamento tra esercizio commerciale e regione/comune, sarebbe possibile far fronte alle distinte necessità territoriali, permettendo un maggior riequilibrio delle dinamiche lavorative.
- Chiusura infrasettimanale. Le associazioni hanno richiesto che venga rispettato l’obbligo di chiusura per mezza giornata infrasettimanale, al fine di ridistribuire ulteriormente il carico di lavoro dei dipendenti.
- Meccanismo sanzionatorio. Stando ai rappresentanti sindacali, occorre definire, nella normativa nazionale, un meccanismo sanzionatorio equilibrato ed adeguato, tenendo conto delle evidenti differenze nell’impatto che una sanzione avrebbe per un piccolo commerciante vis-à-vis un centro commerciale.
- Piani di conversione. Le associazioni hanno sottolineato la necessità di stanziare risorse per prevedere piani aziendali volti a recuperare il lavoro di coloro che, ad oggi, sono impegnati durante le festività e le domeniche. In aggiunta, le associazioni hanno richiamato all’attenzione il fatto che la rivisitazione degli orari commerciali non dovrebbe esser usata come pretesto per licenziamenti plurimi o individuali.
Q&A
- De Toma (M5S): l’Onorevole ha chiesto maggiori informazioni circa le differenti condizioni contrattuali esistenti e gli attuali orari di lavoro. Altresì, ha chiesto chiarimenti in merito al sistema sanzionatorio proposto.
- Moretto (PD): l’Onorevole ha chiesto se esistano stime rispetto ad eventuali esuberi nel personale che si creerebbero con le chiusure domenicali e se per questi servirebbero distinte condizioni contrattuali.
- Silvestri (M5S): l’Onorevole ha chiesto maggiori informazioni riguardo i problemi riscontrati dalla GDO nel Mezzogiorno.
- Benamati (PD): l’Onorevole ha chiesto chiarimenti in merito alle proposte per le condizioni contrattuali.
- Dara (Lega): l’Onorevole ha chiesto se sarebbe pensabile stimare una perdita sulle 50mila unità di lavoro con le chiusure auspicate.
Risposte
- Dott. Mirco Ceotto (CISL): Nel 2011, il Governo ha cercato di utilizzare una soluzione semplice per un problema estremamente complicato. Il salva-Italia, infatti, non avrebbe dato i frutti che ai tempi erano stati auspicati. Il tema delle località turistiche è altrettanto complesso e non è possibile lasciare alle regioni la decisione se una città sia a vocazione artistica o meno: servono decisioni a livello centrale. Infine, in merito all’orario di lavoro del dipendente, con le chiusure richieste gli orari si ricompatterebbero, ma questo processo sarà graduale.
- Dott. Marco Marroni (UIL): Se il commerciante è in grado di fare il suo lavoro, gli utili arrivano. Il modello di GDO francese in Italia, in cui per molti dipendenti gli orari lavorativi sono stati concentrati durante il fine settimana, si è dimostrato fallimentare vis-à-vis gruppi italiani come Esselunga.
- Dott.ssa Federica Cochi (CGIL): Imporre dei limiti alle norme permetterebbe una ricostruzione del vissuto sociale. È chiaro che servirà un periodo di transizione ma sulle festività non torniamo indietro. Instaurare un dialogo con gli enti e le associazioni sindacali sarà fondamentale per capire come organizzarsi. In merito alle richieste di dati, gli ipermercati nel gennaio 2018, rispetto al 2017, hanno accusato una contrazione del 3,5%: questo è un piccolo esempio di come la liberalizzazione in sé non porti necessariamente a benefici. Al momento, inoltre, circa 460mila lavoratori sono costretti a lavorare 52 domeniche l’anno e questo è stato uno dei motivi che ha condotto a licenziamenti di massa nel Mezzogiorno.
- Angelo De Mitri (CISL): Dal 2011 c’è stato un “bagno di sangue”. Il crollo dei redditi pro-capite è stato un fattore che ha inevitabilmente condotto all’attuale crisi commerciale. Per tornare al rapporto preesistente, occorre quindi ristabilire il dialogo con le associazioni dei sindacati.
Fonte
Link alla diretta WebTV: https://webtv.camera.it/evento/13164