Camera: sintesi audizioni di INAPP, Istituto Bruno Leoni e Federmanager chiusure esercizi

Executive summary
Si sono svolte il 16 ottobre, presso la Commissione Attività produttive della Camera, le audizioni di rappresentanti dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP), Istituto Bruno Leoni e Federmanager, nell’ambito dell’esame dei Ddl recanti “Modifiche all'articolo 3 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, in materia di disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali.

Analisi
Di seguito i principali temi affrontati nel corso delle audizioni.

Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche – INAPP (Massimiliano Franceschetti, Ricercatore)

* Scenario europeo - L’Istituto ha presentato una serie di dati focalizzati sugli aspetti del tema legati alle politiche del lavoro e sociali interessate dalla riforma, con specifico riferimento al settore del commercio al dettaglio. L’INAPP ha citato alcune ricerche europee, secondo cui il commercio al dettaglio sarebbe occupazione oggi a circa il 15% della popolazione attiva in Europa (23 milioni di persone), un dato secondo soltanto al settore manufatturiero.
* Dati sul commercio al dettaglio in Italia - L’identikit del lavoratore tipo in questo settore in Europa coincide nel 60% dei casi con la forza lavoro femminile, mentre il 15% è rappresentato da giovani (15-24 anni). E’ stato sottolineato come nel commercio al dettaglio si faccia ampio ricorso al lavoro a turni, e dunque anche al lavoro domenicale. Con riferimento al salario orario medio, le stime si attestano intorno ai circa 8,90 € lorde all’ora, circa 2€ in meno rispetto agli altri settori del commercio.
* Lavoro domenicale – Dal 2011 al 2017 la quota di lavoratori impiegati nel commercio al dettaglio che ha lavorato la domenica si attesta al 39,7% dei lavoratori del settore, con un incremento totale di circa l’11% rispetto ai valori del 2011. A lavorare la domenica sono soprattutto i lavoratori con contratto temporaneo.
* Qualità del lavoro – L’Istituto ha svolto alcune interviste al fine di valutare il parametro della qualità del lavoro, e stabilire in che modo l’orario di lavoro può incidere su tale aspetto, nonché sulle scelte che le imprese effettuano per affrontare cambiamenti ciclici o ristrutturazioni. Per quanto riguarda il commercio in generale, è emerso che il lavoro domenicale ha una minore incidenza sulla qualità del lavoro delle donne rispetto a quanto registrato per gli uomini.
* Qualifiche e competenze - Inoltre, un’impresa su tre operante nel settore del commercio, dichiara l’esigenza di una maggiore formazione dei lavoratori. In questo senso, il 33% degli imprenditori intervistati dichiara la necessità di mantenere il lavoro domenicale anche al fine di poter porre in essere attività di formazione delle risorse.

Q&A

* On. Silvestri (M5S) – ha chiesto all’INAPP se la ricerca si sia occupata anche di rilevare un dato relativo alla percentuale di contratti temporanei nel settore del commercio al dettaglio che siano stato trasformarti in contratti a tempo indeterminato.

* Risposta – le indagini dell’INAPP sono qualitativo-descrittive, mentre il dato quantitativo richiesto dall’On. Silvestri non è stato studiato ma è recuperabile attraverso l’elaborazione di altre fonti (es. dati ISTAT).

Istituto Bruno Leoni (Carlo Stagnaro, Direttore Osservatorio Economia Digitale)

* Premesse – Stagnaro si è concentrato sull’impatto economico di una riforma della liberalizzazione degli orari di apertura, precisando preliminarmente come a questi possano accompagnarsi anche altri effetti, anche di segno positivo, sul mondo del lavoro e la demografia delle imprese nei centri urbani. Ha poi svolto una ulteriore considerazione preliminare: le proposte all’esame della Commissione sono molto eterogenee tra loro, sia sotto il profilo del numero di chiusure obbligatorie e la loro distribuzione nell’arco dell’anno, sia con riferimento alla scala geografica di riferimento, con competenze regionali di diversa ampiezza.
* Impatto economico della riforma – La liberalizzazione degli orari di apertura ha effetti su occupazione, consumi, prezzi e benessere sociale. In particolare, per quanto riguarda l’occupazione, questa è fortemente dipendente dagli orari di lavoro, in quanto funzione delle ore lavorate più che del fatturato delle aziende. L’impatto sui consumi è invece mediamente modesto, ma ciò dipende da un diverso impatto sui vari settori merceologici: tipicamente, c’è un impatto maggiore sui consumi di beni voluttuari e tessili, un impatto minore sui consumi di beni alimentari. Il livello dei prezzi non è invece particolarmente interessato dalla variazione di orari di apertura. Vi è invece evidenza di un effetto significativo sul benessere sociale: il lavoro domenicale, infatti, vede una forte presenza di lavoratrici donne; dal lato dei consumatori, invece, nei giorni festivi sono soprattutto gli uomini a fare la spesa. Le aperture domenicali rappresentano dunque indubbiamente un aiuto nella distribuzione dei carichi familiari all’interno della famiglia.
* Minor gettito fiscale – Stagnaro ha sottolineato come un intervento invasivo sul settore potrebbe mettere a rischio 50 mila occupati (intesi come singoli lavoratori – sia full-time che part-time - e non come Full Time Equivalent). Ipotizzando una retribuzione media di circa 18 euro annui lordi, nel caso di un intervento di riforma drastico potrebbe verificarsi una perdita di gettito fiscale di 50 milioni di euro ed una perdita di gettito contributivo di 340 milioni (dati ricavati dallo studio Guiso-Pozzi-Schivardi pubblicato sul sito internet LaVoce.info <http://www.lavoce.info/archives/54965/domeniche-senza-acquisti-un-vantaggio-per-pochi/>)
* Concorrenza – La liberalizzazione ha aspetti positivi sulla concorrenza sotto diversi aspetti: in primo luogo, la possibilità di distribuire le aperture nelle giornate e negli orari preferiti dagli esercenti cambia il modello concorrenziale perché sposta la competizione dal prezzo e dal prodotto verso il servizio, poiché si dà la possibilità all’esercente di intercettare il consumatore nei momenti in cui ha maggiore disponibilità al consumo.
* Internet – Quanto a possibili forme di restrizione sull’e-commerce, Stagnaro ha evidenziato come limitazioni simili a quelle previste per gli esercizi fisici sarebbero difficilmente applicabili ai siti esteri.

Q&A

* On. Silvestri (M5S) – con riferimento al tema della concorrenza, ha chiesto se l’IBL abbia effettuato anche delle stime per verificare se l’impatto concorrenziale sia positivo anche per i piccoli esercizi commerciali.
* Risposta – Stagnaro ha riconosciuto che spostare la concorrenza dal prodotto al servizio implica obiettivamente maggiori costi fissi che sono più facilmente assorbibili dai grandi esercizi. Tuttavia, è stato osservato che i piccoli esercizi hanno la capacità di rimanere competitivi anche in tale scenario, sia specializzandosi nella vendita di prodotti “di nicchia” sia concentrandosi su particolari fasce orarie non coperte dai grandi esercizi. Inoltre, lo svantaggio concorrenziale dei piccoli esercizi dipende da una molteplicità di fattori, di cui gli orari di apertura rappresentano soltanto un esempio. Intervenire su tali orari, dunque, potrebbe rivelarsi non efficace nel colmare il gap competitivo delle PMI.
* On. Dara (Relatore, Lega) – ha chiesto se la liberalizzazione abbia avuto un effetto positivo sui fatturati delle imprese produttrici.
* Risposta – Stagnaro ha precisato che i dati sull’andamento dei fatturati attualmente disponibili fanno riferimento ad un periodo di forte recessione economica, con notevole riduzione dei redditi delle famiglie e del potere di spesa. Dunque potrebbero non essere adatti a fotografare la situazione attuale.

Federmanager (Eros Andronaco, Vicepresidente)

* Libertà economica – Sebbene Federmanager non sia direttamente interessata dal provvedimento, poiché rappresentativa delle realtà industriali, l’associazione ha comunque sostenuto la necessità di conversare il sistema di liberalizzazioni in quanto espressione di un principio di libertà sia per gli imprenditori che per i consumatori, nonché per gli stessi lavoratori, soprattutto in termini di maggiori opportunità di guadagno.
* Scenario europeo – Citando uno studio dell’Istituto Bruno Leoni, Federmanager ha sottolineato come 16 Paesi europei su 28 non abbiano imposto limiti agli orari di apertura degli esercizi. Inoltre, anche nei Paesi più sviluppati che prevedono tali limitazioni sono previste una serie di deroghe di carattere territoriale o per specifiche categorie commerciali.
* Mortalità dei piccoli esercizi – E’ stato precisato che la liberalizzazione degli orari di apertura non ha determinato un riduzione consistente del numero di piccoli commercianti (intorno al 5%). Esistono invece dati in controtendenza, come l’aumento degli esercizi di commercio ambulante. Secondo Federmanager, i piccoli esercizi soffrono molto di più la concorrenza proveniente dall’e-commerce. Intervenire imponendo orari di chiusura, rappresenterebbe dunque un ulteriore vantaggio competitivo per le piattaforme di commercio elettronico.

Q&A

* On. Silvestri (M5S) – ha chiesto chiarimenti circa la base rappresentativa di Federmanager
* Risposta – E’ stato precisato che l’associazione non rappresenta direttamente il mondo del commercio ma piuttosto quello delle industrie, sia di grandi che di piccole dimensioni. Di conseguenza, i dati presentati sono frutto dell’elaborazione di ricerche svolte da altri enti o associazioni.

Fonte
Link <https://webtv.camera.it/evento/13096> al video dell’audizione

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