Camera: sintesi audizioni Confcommercio, Uff. Parl. Bilancio, ANCI e Conf. Regioni su chiusure domenicali esercizi commerciali

Executive Summary

Si sono svolte oggi, 2 ottobre 2018, presso la Commissione Attività Produttive della Camera le audizioni dei rappresentanti di Confcommercio, Ufficio parlamentare di bilancio, ANCI, Conferenza delle regioni e delle province autonome, nell’ambito dell’esame dei DdL recanti Modifiche all'articolo 3 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, in materia di disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali (C.1, C.457, C.470, C.526, C.587).

Analisi
Di seguito un recap dei principali temi affrontati nel corso delle audizioni:

Confcommercio (Dott. Postacchini – membro della Giunta Politiche Commerciali)

  • Effetti della liberalizzazione. Postacchini ha sottolineato come stando ai numeri le liberalizzazioni non abbiano prodotto i risultati sperati in termini di valore del comparto ma allo stesso tempo ci sono stati segnali positivi sul fronte occupazionale (dati ISTAT). Ha sottolineato come l’aumento dei consumi si sia concentrato nei centri turistici, tagliando fuori l’80% delle località che non hanno tali caratteristiche.
  • Grande e piccola distribuzione. Confcommercio ha sostenuto l’esigenza di mantenere la pluralità distributiva del Paese, spesso penalizzata dall’ascesa della grande distribuzione. Le piccole realtà distributive rappresentano infatti l’80% della base associativa di Confcommercio.
  • Numero delle chiusure e ruolo delle regioni. È stata messa in evidenza la necessità di prevedere una flessibilità per le Regioni nella disciplina delle chiusure festive. L’approccio di Confcommercio non è quello di suggerire un numero definitivo di festività in cui deve essere previsto l’obbligo di chiusura. La fissazione di tale numero spetta al legislatore nazionale, sebbene Confcommercio abbia sottolineato che debba trattarsi di un numero minimo tra festività religiose e civili. Una volta definito tale numero minimo a livello statale, alle Regioni dovrebbe essere lasciata la facoltà di stabilire quali festività osservare.
  • Esenzioni per comuni turistici. Secondo Postacchini, analogamente, alle Regioni dovrebbe essere riconosciuta anche la possibilità stabilire deroghe in base alla natura turistica dei territori. Al riguardo, è stato sottolineato come molte Regioni abbiano già fissato i criteri per il riconoscimento della qualifica di “comune turistico”, mentre le altre Regioni dovrebbero adeguarsi introducendo tali criteri.
  • Misure fiscali. Altra misura fondamentale per favorire i piccoli esercizi potrebbe essere l’introduzione della cedolare secca al fine di garantire la riduzione dei canoni di locazione.
  • E-commerce. Per contrastare le forti concorrenze proveniente dalle piattaforme di commercio elettronico, sarebbe necessario introdurre delle regole specifiche anche per tale settore. Le grandi piattaforme, infatti, non essendo tassate, hanno la possibilità di vendere prodotti a prezzi molto più bassi, insostenibili dai piccoli commercianti.
  • Flessibilità del lavoro. Confcommercio suggerisce strumenti di flessibilità del lavoro per favorire i piccoli commercianti, per i quali il contratto a tempo indeterminato risulta essere troppo oneroso. Tra le soluzioni proposte, in particolare, la reintroduzione dello strumento dei voucher lavoro.

Q&A

  • On. Benamati (PD) – Ha sostenuto che sarebbe meglio introdurre regole omogenee a livello nazionale in merito agli orari di chiusura, evitando frammentazioni a livello regionale. Ha inoltre chiesto a Confcommercio di esprimere una valutazione sulla previsione di chiusure basate su meccanismi di rotazione merceologica.
    • Risposta – Confcommercio è fortemente contraria alla turnazione merceologica. Esiste infatti un numero così elevato di settori merceologici, così variegati, poiché ciò si tradurrebbe in ulteriore onere per i piccoli commercianti, che non hanno gli strumenti a disposizione per garantire i controlli delle merci necessari per garantire il rispetto di un tale meccanismo. Alla luce di ciò, Postacchini ha ribadito che la soluzione ottimale sarebbe quella di stabilire dei criteri minimi a livello nazionale entro i quali le Regioni possano muoversi con autonomia
  • On. Andreuzza (Lega) – Ha chiesto a Confcommercio di fornire dati circa i piccoli esercizi commerciali che rimangono aperti la domenica, in modo da poter valutare quale sarebbe effettivamente la possibilità per tali esercizi di trarre vantaggio dalle chiusure domenicali dei grandi centri commerciali.
    • Risposta – Confcommercio non ha riposto alla domanda dell’On. Andreuzza
  • Presidente Saltamartini (Lega) – Ha chiesto a Confcommercio di fornire dati sulla mortalità dei piccoli esercizi dovuta all’ascesa dei grandi centri commerciali
    • Risposta – Confcommercio ha precisato di aver depositato delle memorie contenenti tali dati. Le memorie non sono ancora disponibili sul sito della Camera.

Ufficio parlamentare di bilancio (Giuseppe Pisauro ‒ Direttore)

  • Effetti della liberalizzazione. Sono cambiate le abitudini di consumo, si è verificato un aumento dell’occupazione e della segmentazione del mercato del lavoro, un nuovo assetto della distribuzione organizzata e la diminuzione della frammentazione nel settore.
  • Lavoro domenicale nel commercio. Nel 2008 lavoravano la domenica soprattutto donne (60%), soprattutto al Nord, con contratto a tempo indeterminato o a tempo pieno. Nel 2017, è aumentata la quota di lavoro svolto da donne, da persone meno giovani, con formazione medio-alta, è cresciuto il ricorso al part time e vi è una turnazione più frequente.
  • Comportamenti di acquisto durante settimana. Molti consumatori (1/4 della popolazione) effettuano acquisti durante la domenica (22%), ma il 51% li effettua il sabato. Tuttavia, vi è stato un aumento degli acquisti che si effettuano la domenica e una diminuzione di quattro punti percentuali per chi li acquista il sabato. È stato tuttavia sottolineato che l’aumento degli acquisti della domenica ha raggiunto un picco soprattutto nella fase antecedente all’introduzione della liberalizzazione (2006-2009). Inoltre, gli acquisti domenicali sono concentrati nei centri commerciali e nei centri cittadini.
  • Letteratura economica in tema. C’è un certo consenso sul fatto che la liberalizzazione ha un effetto positivo sull’occupazione. Non vi sono, tuttavia, studi sugli effetti sull’andamento dei prezzi e il volume delle vendite.

Q&A

  • Rizzone (M5S) – L’Onorevole ha domandato se sia possibile ottenere dati sui settori merceologici, per capire quali verrebbero maggiormente penalizzati.
    • Risposta ‒ Il Dottor Pisauro ha risposto che non vi sono dati su specifici settori merceologici.
  • On. Moretto (PD) ‒ Posto che la liberalizzazione ha avuto un effetto positivo sull’occupazione, l’Onorevole ha chiesto se l’imposizione di una chiusura domenicale determinerebbe una riduzione dei posti di lavoro.
    • Risposta ‒ È difficile valutare l’effetto delle aperture domenicali da sole, dato che vi sono stati anche altri fattori che hanno contribuito all’aumento dell’occupazione nel settore (come la maggiore facilità nell’ottenere la licenza per l’apertura dei centri commerciali).

Unione delle province d’Italia (UPI)

I rappresentanti dell’UPI hanno inviato una nota scusandosi di non poter partecipare all’audizione e riservandosi la possibilità di comunicare in un secondo momento i propri rilievi in merito alle proposte di legge.


ANCI (Dott.ssa Carla Paolone, Dott. Stefano Campione, Dott.Giuseppe Pelicanò)

Necessità di una riforma. I rappresentanti ANCI hanno sottolineato la necessità di una regolamentazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali, a monte di una definizione quadro nazionale, da rimandare a quadri misti Regioni- Comuni, con eventuali deroghe.

Q&A

  • Presidente Saltamartini (Lega) Ha chiesto se le attività commerciali gestite da stranieri possano aver avuto un impatto negativo sui piccoli commercianti del centro di grandi città.
  • On. Moretto (PD) ‒ L’Onorevole ha chiesto ai rappresentati ANCI cosa pensino della possibilità di stringere accordi locali, nell’ambito di un quadro nazionale, stabilito dal DdL Benamati. Ha domandato, inoltre, come valutino l’ipotesi di turnazione, previsto dal DdL Crippa, e se sia opportuno che il sindaco scelga quali esercizi commerciali debbano aprire o chiudere in determinate domeniche del mese.
  • On. De Toma (M5S) ‒ Ha domandato se ANCI sia al corrente di criticità legate alla sicurezza e il degrado, provocate dalle aperture notturne dei negozi.
  • On. Rizzone (M5S) ‒ Ha domandato se esista una proposta di ANCI in merito di definizione delle aree turistiche.
  • Risposta ‒ Gli auditi hanno risposto che si tratta di una competenza regionale, che non è stata utilizzata nel modo migliore in passato. Rispetto alla possibilità di conferire al sindaco la competenza di decidere quali esercizi commerciali debbano chiudere, hanno affermato che serve un tavolo enti locali-Regione in materia, per evitare situazioni di concorrenza sleale. La turnazione può essere una soluzione, perché permette di salvaguardare dei posti di lavoro. Quindi, nella loro opinione, non è il sindaco che deve prendersi questa responsabilità di decidere la turnazione tra i negozi.
  • On. Andreuzza (Lega) ‒ La legge definisce una città d’arte perché ha dei requisiti storico-artistici e anche perché ha determinati flussi turistici. Quindi serve definire regole oggettive per individuare località turistiche e città d’arte, legata ai fini delle aperture.


Conferenze delle regioni e delle province autonome (Assessore della Regione Lazio ‒ Dott. Gian Paolo Manzella)

  • Competenza statale. Alla luce della giurisprudenza della Corte Costituzionale, si ritiene che spetta esclusivamente allo Stato la competenza sulla questione degli orari. Pertanto, i rappresentanti della Regione hanno affermato che sia lo Stato a dover individuare il trattamento da dare alle città turistiche e d’arte, a fissare le deroghe domenicali e festive.
  • Problematiche sul lavoro domenicale. Nel corso delle discussioni con le Regioni è emersa l’esistenza di problematicità legate al lavoro domenicale e si ritiene opportuno intervenire con altri strumenti, come incentivi finanziari o il rafforzamento dei controlli per il lavoro nei festivi.
  • Rischio desertificazione. È stata riportata la preoccupazione di molte Regioni secondo cui un provvedimento statale generalizzato possa creare una sorta di desertificazione nei giorni festivi in alcuni centri abitati, nonché avere effetti negativi sui livelli occupazionali.
  • Proposte delle Regioni. Gli auditi hanno illustrato una serie di proposte per quanto concerne la definizione di un assetto normativo in tale ambito:
    • Disciplina Stato/Regioni. Lo Stato deve fissare un numero di giorni festivi in cui è obbligatoria la chiusura, mentre spetta alle Regioni concordarne le specificità con i Comuni e le rappresentanze sindacali locali;
    • Concorrenza sleale. È necessario definire gli stessi giorni di chiusura in ambiti sufficientemente grandi per evitare forme di concorrenza sleale;
    • Dodici festività annuali. Nell’ambito di 12 festività nazionali, è necessario stabilirne alcune per cui chiusura è obbligatoria in tutta la Regione, e altre per cui è consentita l’apertura solo nei comuni turistici.
    • Intesa e concertazioni. Tali strumenti sono stati ritenuti preferibili rispetto agli accordi territoriali di cui al DdL Benamanti.
    • Osservatorio. Le Regioni hanno sottolineato la necessità che loro stesse vi siano rappresentate.
    • Bevande e alimenti. Devono essere esclusi i somministratori di bevande e alimenti da qualsiasi restrizione previste da ogni proposta di legge.
    • Confermare apertura per tipologie di aperture domenicali di cui all’art. 14 del decreto Bersani, come edicole etc
    • E-commerce. Sono state sollevate alcune perplessità sulle restrizioni dell’e-commerce nei gironi festivi che appare difficilmente attuabile.
    • Sanzioni. Qualora lo Stato decidesse di legiferare sulle deroghe domenicali e festivi servono forme di disincentivazione adeguate.
    • Chiusure infrasettimanali. Non si è ritenuto opportuno l’obbligo di chiusura infrasettimanali, perché ciò è superato dalla prassi e dalla realtà lavorativa.
    • Rotazione. Al posto delle aperture a rotazione dei negozi, che si è ritenuta di difficile attuazione, risulterebbe opportuno prevedere un numero massimo di giornate domenicali e festive in cui si possano lavorare, all’interno della competenza esclusiva statale di definizione dei LEA.
    • Pareri di Trento e Bolzano. Le due Province autonome hanno dichiarato di voler poter disciplinare con proprie leggi gli orari degli esercizi commerciali. Gli esercizi di commercio al dettaglio osservano la chiusura domenicale e festiva, con possibilità di speciale deroga.

Q&A

  • On. De Toma (M5S) – l’Onorevole ha domandato agli auditi cosa ha inteso dire il Presidente della Regione Lazio quando ha definito la Regione “completamente turistica”.
  • Risposta ‒ Serve una specificazione giuridica secondo cui tutti i Comuni del Lazio ricevono una qualificazione turistica. Si è inoltre specificato che la dichiarazione di Zingaretti si riferiva a determinati bandi legati al turismo, che sarebbero stati aperti a ogni comune del Lazio.
  • On. Andreuzza (Lega) – La definizione di città d’arte e turistica ai fini commerciali era in origine di competenza della Regione ed è stata poi demandata alle Province (al momento, probabilmente la decisione è tornata in capo alle Regioni). A volte un Comune non ha caratteristiche che portino un sufficiente numero di flussi pur avendo siti di rilevanza artistica archeologica.
  • On. Silvestri (M5S) – l’Onorevole ha chiesto qual è il criterio che il legislatore nazionale può utilizzare per identificare una città turistica.
  • On. Bersani (LeU) – l’On. Bersani ha rilevato la necessità di dare flessibilità alle Regioni in termini di chiusure, aperture, articolazioni territoriali, non di identificazione delle località turistiche. Di conseguenza, serve lasciare margini alle Regioni per l’identificazione dei comuni turistici.
  • Risposta‒ È importante attribuire allo Stato la competenza di identificazione degli orari di apertura e alle Regione quella di individuazione delle tipologie, attuando con degli accordi territoriali quanto definito dallo Stato in merito.