6° Retail Real Estate Italia: presentati i risultati dell'Osservatorio Retail Real Estate

L’annuale Osservatorio Confimprese-Reno sull’andamento dei centri commerciali in Italia evidenzia la stabilità del comparto.

Lo scorso 12 ottobre si è tenuto a Milano, presso Starhotels Rosa Grand, la sesta edizione del Retail Real Estate Italia: l’annuale appuntamento Confimprese dedicato al settore Retail Real Estate.

Cuore dell’evento, la presentazione dei risultati dell’Osservatorio Retail Real Estate che Reno Your Retail Partners ha realizzato in esclusiva per Confimprese.

I risultati dell’Osservatorio Retail Real Estate

Dal rapporto emerge che lo scacchiere 2018 dei centri commerciali in Italia è sovrapponibile per numeri al 2017. Sono 948 le strutture totali aperte sul territorio italiano, contro le 949 del 2017 con una unità in meno dovuta a 10 chiusure contro le 9 aperture. Le aperture dei centri commerciali sono state 9 mentre sono state registrate nei database nell’arco degli scorsi 5 anni 10 chiusure riallineando così le cifre complessive. I centri commerciali chiusi in Italia sono pochi, tendenzialmente piccoli e distribuiti su tutto il territorio. Aumentano i retail park (180 vs 172) e restano stabili gli outlet (30 vs 31).

Il mercato raggiunge così 1158 strutture aperte ad oggi con 79 nuovi progetti in pipeline entro il 2022, di cui 38 centri commerciali. Nel 2019 arriveranno anche 4 nuovi ampliamenti di livello A-AAA. Le vacancy sono stabili, i tripla A incrementano il valore del rating (anche perché hanno poche operazioni di ricommercializzazione) e il rate è fermo all’1%, nei doppia A è a 1,50%, nei tripla B cresce dal 3,0% al 3,8%.

In questo scenario gli operatori dovranno tenere conto del breve periodo: i centri di medio e alto livello mostrano una maggiore tenuta e compensano le chiusure dei piccoli. Il 7% dei centri tripla B non riesce a mantenere il traffico e perde posizione. Solo chi ha avuto il coraggio di rinnovare la galleria ne ha tratto beneficio.

«Il vero problema oggi – chiarisce Mario Resca, Presidente Confimprese – è il pericolo di dover tornare alla chiusura dei negozi la domenica e nei giorni festivi. A rischio ci sono 150mila posti di lavoro e una perdita di fatturato per il settore retail del 12%. Oltre a mortificare i consumi, si scoraggerebbero gli investimenti nel retail, settore immobiliare incluso. Chiudendo la domenica, quando i consumatori e le famiglie hanno tempo libero, si vanificherebbe lo sforzo dell’industria dei centri commerciali di ripensarsi per diventare sempre più luoghi di aggregazione, e non solo di consumo, e contrastare così l’avanzata dell’e-commerce».

Il futuro dei centri commerciali

L’Osservatorio non lascia spazio a dubbi: «Nel tempo il retail è diventato autoreferenziale – commenta Gian Enrico Buso, partner di Reno – ed è prevalsa un’omologazione dell’offerta a livello globale in nome del primato dei volumi. L’online è un fenomeno inesorabile, un’alternativa di consumo anche se l’Italia sconta un ritardo rispetto alle economie anglosassoni. In UK gli shopper online sono l’80%, negli Usa il 78% e in Italia il 35%. È stata la tecnologia che ha rimesso al centro l’individuo e si è rivolta direttamente ai singoli che sono al centro del proprio sistema decisionale: il mantra è diventato tutto e subito, qui e ora, e l’aspettativa si è alzata».

Focus centro storico di Napoli

L’incontro ha visto inoltre un interessante approfondimento, sempre a cura di Reno, sulle vie dello shopping di Napoli. La 3° città italiana per numero di abitanti, presenta tre luoghi ideali per i retailer: il centro storico, meta dello shopping turistico, i quartieri e prima periferie, dominati dai negozi di vicinato, e i grandi poli dell’hinterland con i centri commerciali.

Via Toledo è il centro nevralgico della vita cittadina: con 18,7 milioni di passaggi annui e circa 150 negozi a prevalente vocazione fashion e storici operatori locali, si conferma la zona shopping per eccellenza e location commerciale AAA con affitti compresi tra i 720€ e i 2.150€ al mq.

Diversa la situazione di corso Umberto I, il cosiddetto “rettifilo” è rimasto una via commerciale con un’utenza di prossimità (7,5 milioni di passaggi annui). La zona occidentale della via, vicina alla sede dell’Università, mostra segnali di dinamismo dati soprattutto dall’apertura di nuove formule di ristorazione e affitti in un range compreso tra i 720 a 840€/mq/annui. L’ultimo tratto della via, quello orientale (da piazza Nicola Amore a piazza Garibaldi) rimane molto legato all’offerta locale, forse in attesa dell’apertura della nuova fermata della metropolitana. Vacancy rate del 3% e richieste di affitti che oggi hanno un range tra i 480€ e i 600€ al mq annui.

Napoli anticipa e precorre le nuove tendenze del food: il cibo da strada diventa un argomento di richiamo per il turista, oltre che l’esperienza più multisensoriale che si possa vivere nei vicoli della città. Le nuove frontiere del retail napoletano partono dal cibo che viene esportato nel mondo attraverso format innovativi, tenendo alto il vessillo del food Made in Italy.

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